Philip Roth, i libri migliori che ho letto finora

Philip Roth

Philip Roth è uno dei più grandi autori della letteratura americana. E ormai da qualche anno è anche tra i miei autori preferiti. Come suo capolavoro maggiore viene citato da tutti Pastorale Americana, ma ammetto di non averlo ancora letto. Il motivo è semplice: mi sono accorto che all’interno dei suoi romanzi ci sono continui rimandi ad altre sue opere precedenti e quindi, per non perdermi nulla, ho scelto di leggere, per quanto possibile, in ordine cronologico tutti i suoi libri. In questo articolo provo a fare un bilancio dei migliori libri di Philip Roth che ho letto in questi anni, tutti pubblicati da Einaudi.

I libri migliori di Philip Roth

Il teatro di Sabbath di Philip Roth

Philip Roth, Il teatro di sabbath

Di certo Il teatro di Sabbath, pubblicato nel 1995, è il libro di Philip Roth che finora mi ha colpito di più. Ed è anche il romanzo che più mi ha sorpreso negli ultimi anni. Ricordo bene perché lo scelsi. Volevo leggere qualcosa di Philip Roth, ma non sapevo da cosa iniziare. Avevo letto fino ad allora solo un piccolo libro, molto particolare e legato a doppio filo alla Metamorfosi di Kafka: Il seno, in cui viene raccontata la storia di un uomo che si sveglia una mattina e si trova trasformato in una mammella di donna. Assolutamente fuori di testa. Ma, lo ammetto, non ricordavo questo grande narratore di cui tutti parlavano. Allora feci una piccola ricerca su internet e leggendo un articolo di Alessandro Piperno su “Il sole 24 ore” mi imbattei nell’incipit del Teatro di Sabbath. Ve lo ripropongo perché merita:

"Giura che non scoperai più le altre o fra noi è finita. Questo l'ultimatum, il delirante, improbabile, assolutamente imprevedibile ultimatum che la signora cinquantaduenne impose tra le lacrime al suo amante sessantaquattrenne, il giorno in cui il loro legame, di stupefacente impudicizia e altrettanto stupefacente riservatezza, compiva tredici anni. E adesso che l'afflusso di ormoni andava esaurendosi, e la prostata ingrossava, e forse non gli restavano che pochi anni di potenza relativamente affidabile, e forse ancor meno anni di vita; adesso, quando si avvicinava la fine di ogni cosa, gli veniva imposto, per non perdere lei, di stravolgere se stesso".

Rimasi folgorato da questo incipit. E decisi che questo sarebbe stato il libro di Roth che avrei letto. Me lo procurai e ricordo di aver divorato le prime 30 pagine con una foga e un piacere che mi capita davvero raramente. Una scrittura ricchissima, una quantità di storie enorme, una capacità di penetrare l’animo dei personaggi che non avevo mai letto prima. In fondo il Teatro di Sabbath è un libro su come impazzisce un uomo. Ma nel mezzo c’è tutto: il divertimento, il dolore, il sesso, l’amicizia, la famiglia, l’amore, il lavoro, la disperazione, i matrimoni, la perversione. C’è tutto in questo romanzo. Non è un libro facile, ma credo che sia davvero il libro più incredibile che abbia mai letto sino ad ora.

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Lamento di Portnoy di Philip Roth

Philip Roth, Lamento di Portnoy

Sulla scia del Teatro di Sabbath, cominciai a leggere dopo poco anche l’altro suo romanzo più famoso insieme a Pastorale Americana, cioè Lamento di Portnoy, pubblicato nel 1969. Si tratta certamente del secondo romanzo nella mia personale classifica dei migliori libri di Roth. Anche se, bisogna dirlo, da un punto di vista prettamente formale La macchia umana – di cui parlo tra poco – è superiore. Perché allora questa preferenza? Perché Lamento di Portnoy mi ha aperto un mondo assolutamente sconosciuto dal punto di vista letterario.

È un libro esplicito, senza peli sulla lingua, che racconta cose che non avrei mai pensato si potessero raccontare in un libro. Per alcuni aspetti anche più perverso del Teatro di Sabbath. Uno di quei romanzi che non è certo facilissimo da leggere, ma che ti restituisce uno spaccato della realtà assolutamente da esplorare, legato al sesso, alla nevrosi e alle ossessioni di un uomo.

In fondo, c’è poco da fare, siamo tutti Alexander Portnoy. Anche se non facciamo parte di una famiglia ebrea (tema assolutamente centrale nel libro) e non viviamo in America. Di solito consiglio di leggere questo libro per cominciare con Roth: non perché credo sia indicativo dell’autore (ci sono tanti altri romanzi che non somigliano neanche lontanamente a questo), ma perché mi pare il libro più irriverente, doloroso e divertente che si possa leggere di Roth. Se non piace, credo che difficilmente si potrà apprezzare Roth nelle altre sue forme.

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La macchia umana di Philip Roth

Philip Roth, La macchia umana

La macchia umana di Philip Roth, pubblicato nel 2000, è un romanzo che mi ha fatto capire una cosa molto importante. Anzi, in fondo forse tutti i libri di Roth che vi ho proposto me lo hanno insegnato. Cioè: tutti siamo quello che siamo non perché siamo nati così, ma perché lo siamo diventati. In altre parole, i fatti della vita plasmano le persone più del patrimonio genetico.

Dietro dei caratteri assolutamente deprecabili c’è molto più di quello che appare, ci sono molte storie che neanche immaginiamo. Come è per Les Farley, uno di quei personaggi della Macchia umana che non si sbaglierebbe a definire stronzo. Lo stesso vale per Faunia Farley, moglie di Les, una donna bella e poco istruita che pulisce i bagni dell’università. E anche per Coleman Silck, punto focale della narrazione, il professore di letteratura che viene cacciato dall’università in cui lavora per un malinteso. Ognuno nasconde dei segreti che lo hanno spaccato.

Oltre alla grande profondità dei temi, è magistrale anche il tipo di narrazione messo in piedi da Philip Roth: il narratore della storia, infatti, è interno al romanzo e si tratta di Nathan Zuckerman, un personaggio che è presente in tanti altri libri dell’autore. Qui, però, svolge prevalentemente il ruolo di narratore. Già solo questo ci deve far capire quanto Philip Roth avesse ben chiaro in mente il mondo letterario che voleva creare. Tutti i suoi libri fanno parte di un vero e proprio universo narrativo.

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Cos’altro ho letto di Philip Roth

Per far capire il contesto in cui matura questa mia top 3 rothiana, non posso far altro che parlarvi brevemente delle altre letture che ho fatto dell’autore.

Il professore di desiderio

Il professore di desiderio

L’ultimo libro di Roth che ho affrontato è Il professore di desiderio, pubblicato nel 1977. Un romanzo in cui ci sono tutti gli elementi riconoscibili di Roth. Il protagonista è David Kepesh, un altro famoso personaggio che torna in diversi romanzi (tra cui Il seno). Tutto sommato un bel libro. Si tratta di un romanzo di formazione in cui ripercorriamo la vita del professore di letteratura David Kepesh. Davvero incredibile la parte in cui, sulle orme di Kafka, Kepesh si trova a incontrare anche un personaggio che può svelare qualcosa delle abitudini sessuali dello scrittore boemo: la sua vecchia prostituta di fiducia.

Nonostante particolari del genere, siamo lontani dalla sfrontatezza di Lamento di Portnoy e dalla maturità che si vede in altre sue opere successive, come La lezione di anatomia del 1983.

La tetralogia di Zuckerman

Lezione di anatomia

Proprio quest’ultimo fa parte della cosiddetta tetralogia di Zuckerman, una serie di quattro romanzi che vede protagonista lo scrittore Nathan Zuckerman: un’opera molto complessa, ma che non credo sia apprezzabile da tutti. Lo scrittore fantasma del 1979, Zuckerman scatenato del 1981, il già citato La lezione di anatomia del 1983 e, infine, L’orgia di Praga del 1985.

Non consiglierei questi quattro romanzi a chi si approccia per la prima volta a Roth: non perché siano brutti, ma perché penso che siano figli di un Philip Roth che si interroga di più sulla vita e le aspettative di uno scrittore che sulle storie che ci possono essere dietro. I tormenti degli scrittori mi pare abbiano uno spazio talmente importante da poter allontanare il lettore comune. Io stesso, pur non considerandoli romanzi poco piacevoli, credo di non averli compresi fino in fondo.

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