Che significato ha “Anna Karenina” di Tolstoj, per me

Anna Karenina significato

Anna Karenina di Lev Tolstoj è un romanzo enorme per mole e complessità. Alla fine della lettura, interrogarsi sul suo significato appare inevitabile. La prima domanda che ci si pone una volta chiuso il libro riguarda proprio il titolo: perché intitolarlo così? Chiunque non abbia ancora letto l’opera dell’autore russo, infatti, potrebbe immaginare che il cuore della storia sia la relazione amorosa e adultera tra Anna e Vronskij, ma dopo aver letto le prime pagine comincia subito ad essere evidente che non è quello l’unico centro del romanzo. I nuclei narrativi sono molteplici nell’opera di Tolstoj, ma c’è un interrogativo di fondo al quale credo che l’autore provi a rispondere: qual è il senso della vita?

Ecco. Se dovessi riassumerlo in una frase, direi che Anna Karenina è un romanzo sul senso della vita. E per dire la sua su questo argomento, Tolstoj ci ha raccontato una storia lunga mille pagine.

Perché ho letto Anna Karenina di Lev Tolstoj

Ho scelto di avventurarmi in questo bel mattone pubblicato tra il 1875 e il 1877 perché è un classico della letteratura russa, citato in ogni dove e molto letto ancora oggi (il gruppo di lettura portato avanti dalla youtuber Ilenia Zodiaco ne è un esempio lampante). La copia che ho letto, tradotta da Laura Salmon, l’ho comprata nel 2011, quando frequentavo l’ultimo anno di istituto tecnico industriale: fa parte di una collana di classici pubblicata dall’Espresso e venduta insieme al settimanale. Questa raccolta di grandi romanzi è stata di certo uno degli acquisti migliori della mia vita perché mi ha permesso di crearmi una biblioteca personale fornita di tanti libri che altrimenti sarebbe stato difficile conoscere. A distanza di molti anni ho finalmente deciso di non farmi fermare dalla mole e recuperare questa lacuna letterarie.

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Anna Karenina, significato

Cosa racconta

In apertura dicevo che in fondo Anna Karenina è un romanzo sul senso della vita. Ovviamente il senso della vita secondo Tolstoj, un ricco proprietario terriero che ha vissuto in Russia, un paese fortemente cristiano, durante l’Ottocento. E la storia del romanzo è ricca di personaggi e di episodi che hanno al centro proprio la nobiltà e i latifondisti russi contemporanei di Tolstoj.

Nel complesso, sono tre le famiglie di cui seguiamo le vicissitudini: Stiva e Dolly, Levin e Kity, Karenin e Anna, con, ovviamente, il terzo incomodo Vronskij. Nel mezzo, poi, ci sono decine di altri personaggi, ma i due spazi maggiori del romanzo sono dedicati ad Anna e Levin. Una scelta ben ponderata dall’autore, della quale vi parlerò tra poco, nel paragrafo dedicato al significato di Anna Karenina.

I personaggi sono tutti imparentati tra loro e la storia, fondamentalmente, si concentra sui problemi che nascono all’interno delle famiglie. Del resto, nell’incipit c’è il cuore problematico di tutta l’opera: “Tutte le famiglie felici sono simili, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Probabilmente uno degli inizi più belli e conosciuti della letteratura.

La storia di Anna Karenina

Il romanzo si apre con Stiva che tradisce costantemente e senza pentimento la moglie Dolly. Poi pian piano conosciamo gli altri protagonisti. Levin è un proprietario terriero alter ego di Tolstoj, follemente innamorato di Kity; quest’ultima, però, prova una forte attrazione per il militare Vronskij. Ma proprio il piacente Vronskij comincia una relazione clandestina con Anna, moglie dell’impiegato Karenin, sposato senza amore.

Gli intrecci e i cambiamenti di scena sono numerosi, ma i temi trattati non sono legati solo alla vita amorosa. Entrano in gioco il lavoro, lo spirito di servizio, la società, l’ipocrisia della nobiltà, l’inutilità e l’assurdità della guerra, l’amore per i figli, la povertà diffusa nelle campagne russe e le condizioni di vita dei contadini. E si parla anche di spiritualità e di rapporto col divino. Del resto, senza una tale quantità e complessità di temi, Anna Karenina non sarebbe quel capolavoro sopravvissuto al tempo.

Come è scritto

La scrittura di Anna Karenina è fortemente basata sulla descrizione dell’interiorità dei personaggi, sui loro dubbi, sulle loro contraddizioni. La narrazione è in terza persona e il narratore è esterno. La focalizzazione è interna e variabile, con il punto di vista che cambia costantemente, concentrandosi sulle varie famiglie e i loro problemi. Ci sono spesso commenti sulla vita dei personaggi e riflessioni generali sui numerosi temi trattati nel romanzo. A tal proposito, la cosa che spesso lascia impressionati durante la lettura è come tante di queste riflessioni, in fondo, siano valide anche ai nostri giorni. Allora viene da chiedersi: è l’uomo a non evolvere? Oppure i suoi problemi e interrogativi in realtà rimangono sempre tali, come se a certe domande non esista una vera risposta?

In un libro così lungo, le parti noiose sono fisiologiche. C’è però da ammettere che la brevità dei capitoli, in media 5 o 6 pagine, invoglia a continuare e di certo agevola la lettura, proprio come avviene nei moderni thriller, attenti alle necessità dei lettori. Del resto dobbiamo ricordare che Anna Karenina è stato scritto da Tolstoj per una rivista, con l’intento di vendere copie, quindi l’attenzione al lettore è sempre stata costante.

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Lev Tolstoj, il significato di Anna Karenina

Il significato di Anna Karenina di Lev Tolstoj

Arriviamo adesso al punto centrale di questo articolo. A mio avviso, per comprendere il significato di Anna Karenina dobbiamo soffermarci prima di tutto sul titolo.

Quest’ultimo, infatti, riprende il nome di un personaggio importante, al quale però non è dato lo spazio maggiore nella narrazione. Il libro parla di mille cose e si seguono le vicende di 3 famiglie, quindi perché questa scelta? Il motivo, secondo me, è che Tolstoj ha voluto mettere in contrapposizione la ricerca del senso della vita di Anna con quella di Levin.

Per antifrasi l’autore ha intitolato il romanzo con il nome della donna che ha lottato per i suoi sentimenti e ha inseguito, in totale buona fede, la felicità promessa da una relazione extraconiugale, fatta di lusso, sfarzi e apparenze. Insomma, Tolstoj credo abbia intitolato il suo romanzo con il nome di Anna proprio perché quei comportamenti e quella vita sono in contraddizione con la vera felicità. E questa scelta mette in risalto la vita di Levin, che è quella che porta invece alla vera felicità, perché permette di trovare un senso alla propria vita.

La vita dei nobili e quella dei contadini

Secondo l’autore russo, il mondo della nobiltà pietroburghese è il peggiore e allontana dal vero senso della vita. Invece Levin è il modello positivo, con la sua attenzione e rispetto per i contadini, con il suo essere fuori da certe logiche ipocrite, con la sua voglia di perseguire il bene.

Allo stesso tempo, Levin è profondamente scettico, pensieroso, mette in dubbio ogni cosa e si interroga continuamente. Anche lui, come Anna, a un certo punto si sente perduto, ma ha un’illuminazione che lo salva e questa arriva parlando con un contadino che gli fa capire, indirettamente, dove si trova la vera felicità.

Non è un caso che la conversazione rivelatrice Levin la faccia nella campagna moscovita e non negli sfavillanti, falsi e ipocriti salotti di Pietroburgo. Il vero senso della vita – arriva a pensare lo scettico Levin – è il bene nelle sue varie forme, quel bene che si può raggiungere solo seguendo Dio. Dopo tanti dubbi e continue domande, Levin capisce che l’unica felicità è vivere la vita per come si presenta, senza eccessi e sempre puntando alla realizzazione del bene.

Insomma, c’è molto di più dietro la vicenda amorosa di Anna e Vronskij. Il significato di Anna Karenina va molto oltre la storia di un adulterio.

Cosa ne penso, in conclusione

Ma quindi, arrivati alla fine, vale la pena leggere questo mattone di mille pagine investendo più di quaranta ore della propria vita? La risposta per me è sì, perché mi ha davvero colpito trovare tanti interrogativi che si penserebbero moderni e che in realtà sono ben presenti anche in personaggi della nobiltà russa ritratti da un autore nato 200 anni fa: i dubbi sul matrimonio, la disperazione del sentimento amoroso, le discussioni sulla povertà e sull’istruzione, il lavoro come fuga dai problemi della propria vita, la continua necessità di mentire per il quieto vivere, la continua ricerca del senso della vita. Insomma, Anna Karenina è uno di quei libri che si potrebbe definire “attuale”, ma che in realtà, rimanendo ancorato al contesto sociale in cui è stato scritto e alla sensibilità del suo autore, nei fatti risulta solo profondamente vero.

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