Sanpa, la storia di San Patrignano. Perché vederla

Sanpa è la docuserie Netflix che racconta la storia di San Patrignano, tra le più famose comunità per tossicodipendenti d’Italia. È una storia in larga parte sconosciuta al pubblico di riferimento di Netflix, che tra gli anni Ottanta e Novanta, quando avvengono i fatti, non era ancora nato. Ma San Patrignano era davvero un nome riconoscibile in Italia durante gli ultimi decenni del secolo scorso. E il suo fondatore, Vincenzo Muccioli, era un vero e proprio divo. Dietro la comunità di San Patrignano e il suo creatore ci sono storie che fanno rabbrividire. Sia in positivo che in negativo. E lo dico subito: credo valga assolutamente la pena vedere questa serie.

La storia di San Patrignano

La comunità di San Patrignano esiste ancora oggi, ma la docuserie Sanpa si concentra sugli anni che vanno dalla fondazione (1978) fino alla morte di Vincenzo Muccioli (1995). Il cuore delle 5 puntate che compongono questo riuscito documentario è proprio Muccioli: un uomo carismatico, che era partito col fondare un’azienda agricola sulle colline di Coriano, in provincia di Rimini, e si è trovato a capo di un centro che prima non esisteva: un posto in cui recuperare i tossicodipendenti.

Sanpa: i meriti di Muccioli

Sanpa, Vincenzo Muccioli

Il grande merito della serie Netflix sta proprio nel restituirci una fotografia degli anni Settanta e Ottanta in Italia: cominciava a prendere piede il consumo di sostanze stupefacenti, principalmente eroina, e sempre più giovani cominciavano a vagare come zombie per le strade. In quel momento – e la serie lo sottolinea bene nelle prime due puntate – lo Stato italiano era completamente assente: non si aveva la minima idea di come intervenire. E qui vengono sottolineati i meriti di Muccioli: in modo assolutamente “artigianale” aveva avviato una comunità di recupero in un momento storico in cui i tossicodipendenti erano considerati solo uno scarto della società.

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Il male a San Patrignano

Proprio dietro l’improvvisazione di Muccioli, però, si nascondevano metodi estremamente arcaici, ma ad una prima occhiata efficaci: la violenza era un ingrediente fondamentale per riuscire a tenere lì dentro, in una comunità di recupero, dei ragazzi che fino a qualche giorno prima erano in strada a drogarsi. E infatti arrivarono le prime accuse di violenza e sequestro di persona, cominciarono i processi giudiziari che coinvolsero Muccioli e San Patrignano. La carne è servita, quel terribile mostro che è il circo mediatico non esitò a partecipare al banchetto.

Sanpa: la costruzione di un mito

Sanpa, la storia di san patrignano

Sui processi e sul grande appoggio popolare che il fondatore di San Patrignano riceveva, la serie diretta da Cosima Spender si sofferma lungamente. Quello che emerge è il fondamentale aiuto offerto da tanti giornalisti alle posizioni di Muccioli: e fa effetto vedere gli spezzoni di tg e trasmissioni giornalistiche di trenta o quarant’anni fa con tanti volti noti del quarto potere italiano. La docuserie, del resto, mette insieme – con grande efficacia – materiale d’archivio e interviste a persone che in qualche modo erano entrate in contatto con San Patrignano e il suo fondatore.

La ricerca della verità

Sono molti i temi trattati: la violenza, il dolore, l’emarginazione, l’Aids, l’incapacità dello stato di intervenire. Lo spiritismo, il rapporto con i Moratti, l’ingresso in comunità dei figli dei vip, la megalomania di Muccioli. C’è tanto male che viene raccontato, ma la serie non manca di sottolineare (soprattutto nelle prime puntate e nel finale) anche gli aspetti positivi di questa esperienza. Perché in fondo, come dice uno degli intervistati, San Patrignano e Muccioli non erano tutto bene o tutto male. La realtà, in effetti, è sempre più complicata di come può apparire a uno sguardo poco attento. Ma prodotti come questo Sanpa sono di certo lo strumento migliore che abbiamo per avvicinarci a comprendere quella strana cosa che è la verità.

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