L’Aleph, una raccolta di racconti che non ho capito

L'Aleph di Borges
“L’Aleph” di Jorge Louis Borges

Mentre leggevo L’Aleph, citatissima raccolta di racconti dell’argentino Jorge Luis Borges, mi sono sentito molto ignorante.

Non mi nascondo dietro a un dito: tanti racconti non mi sono chiari e posso ammettere con molta tranquillità di non aver capito il libro.

Le costanti citazioni alla cultura classica – sia letteraria che filosofica – mi hanno spiazzato e confuso. Per capirci qualcosa in più sarebbe necessaria una rilettura, ma onestamente in questo periodo non ho proprio la voglia di riprendere in mano il libro e rileggerlo daccapo.

Se volete cimentarvi nell’impresa, sappiate che una buona metà dei racconti hanno bisogno di una lettura attenta e consapevole, altrimenti ci si perde nel labirinto costruito da Borges e non si riesce a uscirne. Col rischio di abbandonare il libro prima della fine.

Il libro è molto amato dai matematici per i giochi logici con cui Borges costruisce le sue storie o per come riesce a rappresentare narrativamente concetti come quello di infinito.

Nonostante tutto, alcuni racconti mi sono molto piaciuti: in particolare “L’Aleph”, “La casa di Asterione”, “L’uomo sulla soglia”, “L’altra morte”. Cioè quei testi che non avevano bisogno di troppe conoscenze specialistiche per essere apprezzati.

Spero, tra qualche anno, di rileggerlo con un’altra consapevolezza.

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