«Nessuno sa come si scrive un racconto», ma Paolo Zardi ci prova egregiamente

“La gente non esiste”

Come è normale che sia, non tutti i 27 racconti presenti nella raccolta La gente non esiste di Paolo Zardi, pubblicata dalla casa editrice indipendente Neo edizioni, sono esaltanti. Alcuni lasciano abbastanza indifferenti, mentre altri hanno una qualità narrativa fuori dal comune. Paolo Zardi è un autore molto prolifico e nel catalogo Neo ha ben 5 titoli all’attivo. Un numero non certo basso per una casa editrice che fa una attenta selezione sui titoli da pubblicare e che dalla fondazione nel 2008 ha dato alle stampe circa 40 volumi, alcuni dei quali hanno raggiunto riconoscimenti importanti, come la finale del Premio Strega. Proprio Zardi, del resto, con il suo romanzo XXI secolo nel 2015 è stato tra i 12 finalisti scelti dalla giuria del premio letterario più importante d’Italia.

Il ritorno a casa

Dopo aver pubblicato con un editore importante come Feltrinelli (Tutto male finché dura, 2018), Zardi ritorna «a casa», tra gli amici di Neo, come lui stesso dice in un articolo di presentazione del libro pubblicato sul suo blog, “Grafemi” (consiglio i pezzi in cui parla delle sue letture: bellissimi). I racconti che fanno parte de La gente non esiste sono già apparsi in riviste varie, quindi sono stati raccolti solo successivamente e non sono stati concepiti con l’idea di creare subito un’opera organica. Eppure, Zardi ha provato a dare una certa coerenza a questo libro selezionando le storie che avevano un particolare sguardo.

Perché la gente non esiste

«La gente non esiste è una frase che mi risuona in testa da diversi anni; – dice l’autore in un’intervista rilasciata al sito “Sul romanzo” – tempo fa avevo anche scritto un racconto con questo titolo, per la rivista “Pastrengo”, una storia che per ironia della sorte non è presente nella raccolta. È il mio modo di vedere il mondo». Poi Zardi racconta di quando, durante una giornata al parco giochi, in fila per le montagne russe, osserva un uomo dall’aspetto singolare, il quale, insieme alla sua famiglia, appare il più felice di tutto il parco: «Mi è sembrato che in qualsiasi definizione lo si facesse ricadere, si perdeva l’essenza di quell’uomo che, da quello che vedevo, donava un po’ di felicità alle persone che stavano con lui. Forse è stato là che ho iniziato a pensare a questa raccolta. Guardare le persone da vicino, come quella volta a Gardaland».

Di singolarità in singolarità

Insomma, non esiste la gente in quanto entità, esistono solo le persone: nei loro tic, nelle loro ossessioni, nelle loro paure, nelle loro piccole felicità. E Zardi le racconta sempre in modo particolare, immerse nella quotidianità del mondo moderno. Tutti i racconti hanno uno specifico meccanismo narrativo. Il primo, per esempio, Ombrelloni, si basa su uno spostamento continuo della focalizzazione: siamo su una spiaggia, ascoltiamo le voci, i pensieri, le storie delle persone che popolano lo stabilimento balneare; una sorta di piano sequenza che passa di singolarità in singolarità.

Storie spiazzanti

Poi ci sono racconti con una punta di sovrannaturale, uno di questi è Botole: l’autore, qui, intreccia bene i fili narrativi e mantiene alta l’attenzione del lettore, il quale è sempre incuriosito, fino all’ultima frase. Le sottili pareti del cuore è tra i racconti che più mi sono piaciuti: due anziani decidono di trasferirsi dalla campagna in città. Vogliono provare ad essere felici, di nuovo; e lo ridiventeranno, in un modo del tutto inaspettato. Però, la storia che più di ogni altra lascia senza parole è Urano: racconta il rapporto che c’è tra una sorella e un fratello disabile, e va a toccare corde che raramente vengono toccate nella narrativa politicamente corretta. Con questo racconto, inoltre, ci si avvicina allo stile che caratterizza la collana in cui esce La gente non esiste, Iena: qui si trovano spesso storie stranianti che lasciano interdetto il lettore per la materia che viene raccontata, oltre che per il modo in cui viene fatto.

Le regole del racconto

Ci si chiede, infine, se Zardi abbia una formula per costruire le sue narrazioni brevi. Ecco come risponde in un’intervista rilasciata ad Elisabetta Favale pubblicata sul blog “E(li’s) books”:

«William Somerset Maugham, commediografo britannico, diceva che esistono tre regole per scrivere un romanzo ma, purtroppo, nessuno sa quali siano. Credo che valga qualcosa di analogo per i racconti: basterebbe confrontare un racconto di David Foster Wallace con uno di Cechov e poi con uno di Fenoglio per capire che non è possibile desumere alcuna indicazione pratica che ci porti, con certezza, a un racconto efficace. Per quanto mi riguarda, credo che sia importante lasciare maturare le idee per molto tempo, permettendo loro di vagare per tanto tempo dentro alla testa».

Nessuno sa come si scrive un racconto, quindi. Ma Paolo Zardi, bisogna ammetterlo, ci prova egregiamente.

Piccola bibliografia

Irina Turcanu, Ma la gente esiste davvero? Intervista a Paolo Zardi, “Sul romanzo”, 21 marzo 2019:

http://www.sulromanzo.it/blog/ma-la-gente-esiste-davvero-intervista-a-paolo-zardi

Elisabetta Favale, La gente non esiste. Intervista a Paolo Zardi, “E(li’s) books” in “Linkiesta”, 22 marzo 2019:

https://www.linkiesta.it/it/blog-post/2019/03/22/la-gente-non-esiste-intervista-a-paolo-zardi/27871/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *