Il Decameron di Busi: la bestemmia di riscrivere un libro di 700 anni fa

Il Decameron: quello originale e quello di Aldo Busi. Foto del blog Un lettore

Tradurre libri da una lingua che non riusciamo a comprende a un’altra che invece possiamo capire è un’operazione del tutto naturale, che nessuno crederebbe sacrilega. Ma nel momento in cui la lingua che non riusciamo a comprendere è antenata di quella che utilizziamo oggi, partono mille critiche verso chi prova a fare un lavoro assolutamente fisiologico. Con il Decameron di Giovanni Boccaccio riscritto da Aldo Busi è avvenuto proprio questo: la bestemmia di riscrivere un libro di 700 anni fa.

Prima di tutto, una domanda: avete provato a rileggere, anni dopo la vostra esperienza scolastica, una novella di Boccaccio? Provateci: dovrete fare molta fatica per comprendere il senso della storia che viene raccontata, e l’impegno è tale che probabilmente non andrete avanti, a meno che non siate degli studiosi di letteratura italiana antica. La traduzione di un testo del genere, quindi, sarebbe del tutto naturale, eppure in molti non sono favorevoli a questa distorsione del testo. Perché, è bene precisarlo, ogni traduzione, per quanto sia precisa e ben fatta, modifica sempre in qualche modo l’originale.

Aldo Busi, un intellettuale italiano molto sui generis che il grande pubblico conosce per le sue comparsate televisive e soprattutto per la partecipazione all’Isola dei famosi, ha riscritto uno dei testi più famosi della letteratura italiana. E forse solo un provocatore come lui poteva prendere in mano l’ingrato compito, ben consapevole delle numerose critiche che sarebbero piovute. Insomma, ha dimostrato ancora una volta di essere, per alcuni, un vero e proprio blasfemo.

L’autore di Seminario sulla gioventù, però, non si è limitato a tradurre le parole per noi incomprensibili o mettere in un italiano moderno certi costrutti grammaticali non più utilizzati: come se non bastasse, si è anche permesso di eliminare completamente alcune parti del testo scritte da Boccaccio settecento anni fa. E questa credo sia stata la scelta più coraggiosa di tutte.

Per rendere fruibile un testo scritto secoli addietro non basta fare un’opera di traduzione parola per parola. Occorre anche alleggerire il testo di tutte quelle cose “inutili” che il lettore moderno considera un appesantimento della lettura.

Chiunque non sia uno studioso non apprezzerebbe gli arzigogoli che precedono ogni novella, un po’ come avviene con le lunghe descrizioni dei romanzi dell’ottocento; certo, fanno parte dell’opera d’arte, ma risultano spesso anacronistiche in un momento storico in cui il ritmo delle narrazioni è totalmente cambiato. E quindi, nel caso del Decameron, meglio eliminare tutto ciò che posticipa l’inizio del racconto vero e proprio, che in fondo è la cosa davvero interessante per chi legge. Ovviamente la cornice narrativa costruita attorno alle storie raccontate da Boccaccio aveva un significato, soprattutto nello stile narrativo dell’epoca. Ma oggi, forse, è effettivamente troppo pesante avere questa costruzione che racchiude tutte le altre bellissime storie del libro.

Lo stesso meccanismo potrebbe essere applicato anche alle digressioni storiche o filosofiche di molti romanzi scritti due o tre secoli fa. Anche qui un amante di quei testi potrebbe dire che così si perde molto di quello che i romanzieri volevano esprimere. Ma credo sia il prezzo da pagare per non perdere quella storia. In più, se ci pensiamo, tanti miti antichi o racconti popolari sono stati trasportati sino a noi da versioni semplificate e riassuntive.

Detto questo, il lavoro fatto da Aldo Busi sul Decameron è molto diverso. Lo scrittore prova a mantenere quanto più possibile il senso dell’intera opera di Boccaccio, ma a volte lo fa modernizzando eccessivamente il lessico. Per esempio, leggere il termine merchandising all’interno di una storia ambientata nell’Italia di 700 anni fa forse è un po’ troppo. Ma a parte alcune esagerazioni di Busi, credo che il concetto che sta alla base del suo lavoro sia totalmente condivisibile. Si prova a mettere a disposizione di un pubblico più ampio un testo altrimenti in larghissimi tratti incomprensibile, che nessuno proverebbe a leggere di propria iniziativa.

Al lettore medio tutte le diatribe filologiche, storiche e filosofiche non interessano. Al lettore medio interessa leggere e capire le storie che vengono raccontate. E se per dare nuova vita a un materiale narrativo altrimenti irraggiungibile si perde qualcosa dell’originale, pazienza. Per chi vuole “godere” di tutte le finezze che hanno reso Boccaccio un grande della letteratura, il testo originale è sempre disponibile nelle biblioteche e nelle librerie. Non a caso, proprio Rizzoli, la casa editrice che ha pubblicato la riscrittura di Busi, ha dato alle stampe anche una edizione del Decameron curata da tre professori universitari: Amedeo Quondam, Maurizio Fiorilla e Giancarlo Alfano.

Come dire: state tranquilli, nessuno ha intenzione di distruggere l’opera di Boccaccio.

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