Fedeltà, l’ambizione di Missiroli e la dura realtà della letteratura

Copertina di “Fedeltà”

Nello scrivere Fedeltà, Marco Missiroli si è forse posto un obiettivo troppo ambizioso. Se con Atti osceni in luogo privato, romanzo grazie al quale è arrivato al grande pubblico, l’autore riminese ha raccontato la storia dell’educazione sentimental-sessuale di Libero Marsel; con il suo ultimo libro, pubblicato da Einaudi, Missiroli racconta l’enorme tema della fedeltà, che oltre a dare il titolo all’opera, funge anche da cuore tematico attorno al quale viene costruito tutto l’intreccio narrativo.

“Siamo veramente fedeli a noi stessi? E quanto? E come facciamo a essere fedeli a noi stessi rispetto a un istinto?”, si domanda l’autore in un’intervista rilasciata al “Venerdì di Repubblica”. Ecco la sua risposta:

La fedeltà a se stessi molto spesso include l’infedeltà: verso gli altri, i rapporti, le formalità. Tradendo te stesso, invece, molte volte riesci a mantenere un ordine generale. Con il romanzo volevo scardinare quest’ordine, raccontare le lotta quotidiana di ciascuno di noi. Per questo è un libro sull’ambiguità. Di volta in volta mi chiedo cosa vale più la pena fare, perché sempre va seguito il principio di fedeltà a se stessi: a volte si è felici ad accettare il compromesso.

Se questi sono gli obiettivi del romanzo, è lecito per il lettore chiedersi quanto il testo riesca a trasmettere tale “ambiguità”, tra fedeltà e infedeltà; quanto l’autore sia stato capace di rappresentare la contraddittorietà della mente umana e del dramma che può vivere un individuo che desidera due cose inconciliabili. Ecco, purtroppo credo che Missiroli abbia fallito proprio in questo: se non in brevissimi passi, mi sembra che l’autore non sia riuscito a mantenere gli obiettivi che si è prefissato. In fondo, prescindendo da un giudizio sull’originalità, i conflitti interiori dei personaggi non sono poi così forti e lasciano in molti punti abbastanza indifferenti. Non c’è movimento interiore che emerge dalla narrazione. Certo, non si può essere cinici e troppo severi come Davide Brullo nella sua stroncatura su “Linkiesta”, ma qualcosa di vero c’è nelle critiche al vetriolo del cattivissimo recensore:

Così, Fedeltà, con tutto il risonante armadio di cliché connessi al sesso […] è un romanzo che non tradisce le attese, è un tradimento della letteratura. Letteratura, infatti, non è fare estatica estetica sul già visto, ma sfondare – con i fiori o con le pistole, con grazia o col ca**o – l’ignoto, verificando i mostri che vivono nel cuore e nella testa dell’uomo (Missiroli crede che siano i puttini di Raffaello a farci agire, mica il puttaniere che è in noi), rischiando una scrittura sporca, spuria, comunque intrepida.

Come accennato, è vero che nel romanzo del riminese non sono stati rappresentati “i mostri che vivono nel cuore e nella testa dell’uomo”, come del resto ci si aspetterebbe dalle premesse che lo stesso autore ha caricato di valore. Ma allo stesso tempo credo sia ingrato dire che il romanzo sia “un tradimento della letteratura”, anche perché, come si dirà meglio tra poco, la qualità letteraria del romanzo si vede soprattutto nei cambi di prospettiva operati dall’autore con grande attenzione e studio. Un altro punto su cui Brullo sbaglia è dire che il sesso sia il centro del romanzo: credo invece che il tema assoluto sia proprio la fedeltà, nel significato più ampio del termine. Non solo quello legato alla sessualità, ma soprattutto ai sentimenti e alle emozioni.

C’è sì il rapporto coniugale tra Carlo Pentecoste, compilatore di opuscoli turistici e professore universitario precario, e la sua Margherita, agente immobiliare che sfrutta le sue doti anche per proprio tornaconto; il loro matrimonio è pieno di paure e i sospetti legati a possibili tradimenti (il romanzo si apre proprio con un “malinteso”). Ma Fedeltà è anche la storia del rapporto tra genitori e figli (Anna, madre di Margherita; ma non solo), tra amici, tra l’individuo e le sue passioni (Sofia, studentessa di Carlo), tra l’individuo e la sua identità (Andrea, fisioterapista di Margherita). Il sesso è certamente presente, ma non è protagonista come lo era in Atti osceni.

Il continuum narrativo

All’inizio del 2018, esattamente un anno prima della pubblicazione di Fedeltà, Marco Missiroli aveva rilasciato un’intervista al “Corriere della Sera” in cui dava diverse anticipazioni sul proprio romanzo, all’epoca in fase avanzata di stesura. Oltre a raccontare il tema fondante, lo scrittore riminese si era concentrato sulla tecnica narrativa che stava mettendo a punto per raccontare la storia dei suoi personaggi:

[Il romanzo] Indaga le dinamiche di coppia in un’epoca di disgregazione, con cinque personaggi (tra cui una coppia e la madre di “lei”) ed è scritto con una tecnica particolare, in una terza persona che consente di seguire le vicende di tutti senza stacchi, come se nella narrazione avvenissero dei ‘passaggi di anima’. È ambientato tra il 2009 e il 2018 ed è diviso in due parti. Ci sto lavorando mentalmente da due anni e ne richiederà almeno tre di scrittura.

Leggendo il romanzo appaiono evidenti gli aspetti rivelati da Missiroli. Non ci sono capitoli che spezzettano l’azione, ma un unico flusso che va avanti per decine di pagine. La cesura è più o meno al centro delle 220 pagine circa che compongono il romanzo. Non ci sono titoli che possano anche solo suggerire una chiave interpretativa o semplicemente anticipare ciò che verrà raccontato nella seconda parte. Il continuum narrativo, il flusso del racconto, è molto elaborato e ben costruito. La successione dei punti di vista, sempre in terza persona, avviene davvero senza stacchi. E a volte è all’interno della stessa frase che c’è lo spostamento di focalizzazione. Riporto un paio di esempi per capire meglio il meccanismo.

Qui da Margherita si passa ad Andrea:

Suonò e restò in punta di piedi con la guancia alla griglia dei campanelli, non rispondeva nessuno. Scese dalle punte, una voce rispose e lei si riavvicinò con un piccolo scatto: – Sei Andrea?
– Chi è?
– Margherita.
– Margherita, – ripeté lui.
– Quella della gamba, dell’ospedale, del caffè sabato o domenica che ha deciso di anticipare senza dirti niente -. Parlò senza fretta. – Quella lì.
Il citofono ronzava e c’era il traffico di via Porpora, Andrea schiacciò il pulsante per aprire. Tornò in camera e s’infilò una felpa e i jeans, raccolse gli stracci di quel pomeriggio e li buttò in lavatrice. (p. 104)

Oppure, da Sofia si passa a Margherita:

– Allora la metto -. La lavorò [la foto] sulle ombre di modo che il volto del padre fosse un poco nascosto, nella didascalia scrisse Babbo Natale insiste, arriverà primavera?, inserì sette hashtag e il luogo, condivise su Instagram.
Margherita vide il post quarantadue minuti dopo, mentre attendeva la risposta per un trilocale di pregio in zona Moscova. (p. 214)

Inoltre, sempre da Sofia a Margherita:

Il padre chinò la testa, lei aveva imparato a stanargli la contentezza nelle mani, le rattrappiva una nell’altra.
Margherita vide lo stesso gesto in Anna, giorni dopo l’operazione, appena le comunicò che l’avrebbero dimessa dall’ospedale. (p. 164)

Ecco, gli esempi potrebbero continuare a lungo. A sorprendere è proprio la grande attenzione riposta dall’autore in questi incessanti cambi di prospettiva, sfumati in maniera sapiente e varia. Così facendo, Missiroli riesce a tenere il lettore incollato alla pagina, senza troppa noia, nonostante la storia non abbia colpi di scena sconvolgenti. E forse, l’idea dell’autore a tal proposito la si può trovare proprio nel testo, quando viene raccontato dello scrittore che Anna, la madre di Margherita, sta leggendo: “Andre Dubus: un nome francese in un corpo americano in carrozzella, scriveva racconti senza colpi di scena. Chi l’ha detto che c’è bisogno di colpi di scena?” (pp. 60-61).

Se si riesce a tenere un buon ritmo e una buona varietà narrativa, sì, possiamo fare a meno dei colpi di scena. Questa scelta, però, è stata anch’essa meditata dall’autore: Fedeltà “è stato scritto per rispettare la vita, rinunciando alle scene madri. In fondo, quante scene madri vi siete trovati a vivere?”, dice l’autore durante la presentazione del suo libro in un tram a Milano, raccontata in un articolo sulla rivista online “CriticaLetteraria”.

Il capoluogo lombardo, del resto, non può essere considerato solo l’ambientazione del romanzo, insieme a Rimini, ma un vero e proprio personaggio. Ha una importanza cruciale nell’economia complessiva del romanzo il clima meneghino: continuamente si fa riferimenti diretti a certe zone e vie della città, con i personaggi che sono figli di quell’ambiente.

Non è un caso, poi, che siano state scelte proprio Milano e Rimini da Missiroli: la prima è la città in cui vive, la seconda è la sua città natale. Gli elementi autobiografici presenti all’interno di Fedeltà non finiscono qui: sono ben distribuiti tra i vari personaggi e rivestono un’importanza affettiva di fondamentale importanza per lo scrittore.

In fondo, anche gli autori ai quali Missiroli si sente più vicino hanno stretto fermamente, in modi diversi, la propria biografia alle proprie opere letterarie. Philip Roth, Dino Buzzati, Ernest Hemingway, Raymond Carver. In un’intervista a “Il libraio”, l’autore si concentra ancora una volta sul titolo-tema del libro e spiega perché crede che l’autobiografismo sia così importante:

In questo caso, il titolo Fedeltà deriva anche dal fatto che io sono rimasto fedele alla vita e alle storie che ho conosciuto, ai personaggi reali e anche a una parte di mio autobiografismo. Fedeltà è proprio l’atto di fiducia nei confronti della vita, da rimettere all’interno di un libro. A differenza degli altri romanzi, in questo c’è una maggiore base di realtà, ed è per questo che il libro deve echeggiare qualcosa di onesto, di reale, dove non ci sono stati artifici che gli hanno fatto perdere il suo fortissimo legame con le meccaniche quotidiane. Preferisco che si dica che Fedeltà è un libro onesto, che rispecchia il senso dell’esistenza, piuttosto che si pensi che è un libro velocissimo, artificiale, ben costruito.

Non so se questo sia “un libro onesto”, ma di certo, checché ne dica l’autore, si può dire che questo sia un libro “ben costruito”. La verità, del resto, non è così facile da raggiungere.

Piccola bibliografia:

Ida Bozzi, Marco Missiroli passa a Einaudi «Nel 2020 il mio libro-padre», “Corriere della Sera”, 11 gennaio 2018, https://www.corriere.it/cultura/18_gennaio_11/marco-missiroli-passa-a-einaudi-f133c35c-f702-11e7-b0f9-ae3913959e9e.shtml

Gloria Ghioni, «Cosa succede quando siamo alle prese con un’ossessione non espletata?»: “Fedeltà”, raccontato da Marco Missiroli, “CriticaLetteraria”, 14 febbraio 2019, https://www.criticaletteraria.org/2019/02/marco-missiroli-fedelta-milano-einaudi.html

Alberto Riva,Missiroli, la fedeltà ci fa male, “Il venerdì di Repubblica”, 15 febbraio 2019.

Gloria Ghioni, “Forse in quest’epoca si nasce già infedeli”: Marco Missiroli racconta “Fedeltà”, “Il libraio”, 20 febbraio 2019, https://www.illibraio.it/marco-missiroli-fedelta-intervista-956319/

Davide Brullo, La lussuria di Missiroli è di una banalità indecente. Se volete gli eccessi, buttatevi su Tuena, “Linkiesta”, 22 febbraio 2019, https://www.linkiesta.it/it/article/2019/02/22/romanzo-missiroli-lussuria-banale-eccessi-veri-tuena/41172/

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